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Lo sport è di tutti PDF Stampa E-mail

Promuovere lo sport come valore aggiunto, per l’integrazione e per la creazione di una società in cui convivere pacificamente. E’ questo l’obiettivo dichiarato del convegno “Sport e Diritti Umani”, organizzato dalla UPF di Monza e tenuto all’Urban Center nella mattinata di sabato 26 novembre. Un momento di riflessione sul valore dell’attività fisica, intesa come incontro con gli altri e con sé stessi. In compagnia della senatrice Josefa Idem - plurimedagliata alle Olimpiadi e famosa nel mondo per esser la donna con più partecipazioni nella storia dei giochi - e di molti altri ospiti, tra cui la squadra campione d'Italia di Baseball per non vedenti, I Patrini di Malnate, è stata questa l’occasione per toccare con mano la centralità della pratica sportiva nell’ottica dell’integrazione sociale, valorizzando le iniziative promosse dalla Universal Peace Federation insieme al Comitato Brianzolo UISP e sostenute dal Comune di Monza.

Oltre al Consigliere Delegato allo sport Silvano Appiani, ha voluto partecipare all’incontro anche il Sindaco Roberto Scanagatti, che ha sottolineato come il carattere solidale dello sport rappresenti un linguaggio universale, in grado di abbattere qualsiasi barriera di nazionalità, etnia o religione. “A Monza siamo molto attenti a queste tematiche - ha dichiarato il primo cittadino - e sono molto contento di questo convegno, che testimonia l’impegno della città in questo campo”. Appiani invece ha parlato di attività sportiva nell’ottica del dialogo tra individui e popoli. “Lo sport è un linguaggio universale - ha ribadito - ed è in grado di rappresentare una possibile soluzione per la cooperazione al fine di garantire pace e sicurezza internazionale

Oltre alle parole dei portavoce delle istituzioni, le esperienze raccolte nel corso del convegno sono state davvero tantissime. A partire da Josefa Idem, che ha raccontato alcuni episodi di vita personale capaci di spiegare cosa voglia dire risolvere dei conflitti attraverso la disciplina sportiva. “La soluzione è solo l’incontro, la comprensione vicendevole, la reciproca convivenza - ha spiegato la senatrice- in questa ottica lo sport è un ottima piattaforma di azione, in quanto esperienza positiva capace di cambiare le persone.” L’ormai ex atleta olimpica, non ha voluto fare della falsa retorica, ma anzi ha cercato di restare sulla dimensione reale della questione ”Sport e Diritti Umani”, spiegando che anche a livello politico il mondo sportivo deve saper esser valorizzato e soprattutto deve saper trasformarsi restando al passo coi tempi.

Ha preso parte al dibattito anche Dino Dolci, già VicePresidente dell'Ass. Nazionale Allenatori ed ex Assessore allo Sport del Comune di Monza, che ha stuzzicato la discussione lanciando una provocazione e invitando le istituzioni a non far cadere nel nulla le parole ascoltare nel corso della giornata, traducendo i pensieri in azione concreta. Enrico Radaelli ha invece portato il saluto del Coni, mentre Carlo Zonato, presidente UPF Italia, ha posto la lente d’ingrandimento – attraverso la proiezione di un video - su tutte le attività promosse dall’associazione a livello internazionale.

Prima di passare alle testimonianze degli atleti partecipanti, è stata la volta di Carlo Chierico, che ha presentato l'undicesima edizione del Trofeo della Pace , il torneo interetnico di calcio a 7 e pallavolo femminile, che si è tenuto a Monza tra maggio e settembre al fine di promuovere il dialogo tra i popoli, favorendo l'amicizia e l'integrazione attraverso la pratica dello sport. Quest'anno il Trofeo della Pace ha visto la partecipazione di circa 150 giocatori tra calcio e pallavolo, di molte nazionalità diverse, tra cui molti giovani profughi e richiedenti asilo. L'idea fondante di questi tornei interetnici deriva direttamente dall'ispirazione dei fondatori della UPF, il leader religioso Rev. Sun Myung Moon e sua moglie, la dott.ssa Hak Ja Han, che moltissimi anni fa diedero vita alla Peace Cup.

A seguire ha parlato Alexandre Djomo Wafo, ex calciatore della nazionale del Camerun, trasferitosi in Italia dopo i Mondiali del 1990, che ha affrontato la questione Sport e Diritti umani in maniera scientifica, pur rendendola comprensibile a tutti. In seguito il microfono è passato nelle mani di diversi altri ospiti: da Tommaso Castoldi del Consorzio Comunità Brianza fino ad arrivare alla signora di origini egiziane Tahany Shahin, conosciuta più semplicemente come Titti, rappresentante del centro Islamico di Monza, che ha testimoniato dell'esperienza vissuta dalle ragazze di fede musulmana che hanno giocato nel torneo di pallavolo.

Interessanti anche gli interventi del consigliere comunale Paolo Piffer, della giornalista del Cittadino Arianna Monticelli e di Antonio Lisca, coordinatore dirigenti Progetto Yaka Volley, mentre Alessandra Borgonovo, presidente della Fondazione dedicata a suo papà, il noto campione di calcio Stefano Borgonovo, vittima della SLA, e la campionessa italiana di Triathlon Anna Maria Mazzetti hanno voluto testimoniare la loro vicinanza tramite una lettera e un video messaggio, dove hanno ribadito l’importanza dei temi affrontati nel corso della mattinata. Molto applauditi, come peraltro tutti gli intervenuti, i giovani delle squadre UPF Sport for Peace, Martina Valgoi per la pallavolo e Cristofer Monne Soto per il calcio, che con simpatia, toccando anche il cuore dei presenti, hanno testimoniato il valore, ai fini della conoscenza reciproca e dell'amicizia, del Trofeo della Pace.

Numerosi sono stati anche gli interventi degli sportivi che negli anni hanno avuto modo di partecipare ai torneo di calcio e di pallavolo femminile. Le loro parole ci aiutano a comprendere perché lo Sport può essere di fondamentale importanza per chi è costretto a vivere un’esistenza complicata, in cui tutto, o quasi, sembra andare nel verso sbagliato. Lo sport ci aiuta a lasciare per un attimo da parte le difficoltà e a farci tornare il sorriso” racconta Ibrahim, un ragazzo africano da poco arrivato in Italia che ha fatto parte della nuova associazione del Black United, rappresentata per l’occasione da Valeria Corbetta.

Giocare a pallavolo mi ha aiutato a capire che non c’è alcuna differenza tra le persone. Sul campo siamo tutte uguali, nonostante tradizioni, culture e Paesi diversi da cui veniamo” queste sono invece le parole di Dalia Saad una ragazza musulmana che gioca indossando il tradizionale velo senza sentire il peso della diversità, perché in campo si è tutti uguali. Ma non è finita qui, Antonio D’Ovidio, coordinatore sportivo del Centro Mamma Rita, ci ricorda che fare attività sportiva e fare sport per stimolare l’integrazione, non è edificante solo per chi lo pratica, ma anche per chi come lui si spende perché questi ragazzi riescano a giocare e dimenticare almeno per un momento le difficoltà del presente. “Io pensavo di fare l’allenatore e invece sono stato allenato- racconta Antonio - Ho imparato a sostenere, aiutare, a guardare oltre le apparenze”.

Da ultimo, ma non certo in ordine di importanza, è giusto dare spazio alla testimonianza della squadra di Baseball per non vedenti, I Patrini di Malnate, che ci insegna come lo sport, oltre a incrementare la convivenza pacifica tra popoli di culture differenti, è in grado anche di assumere l’effetto di un medicinale che aiuta a superare momenti terribili, come quelli che si trova ad affrontare la cecità in età già avanzata. “Lo sport è una medicina naturale - spiega Antonio, il capitano della squadra- aiuta a risolvere tanti problemi legati sia alla salute fisica che a quella mentale”.

Il convegno si è chiuso infine con le nomine di cinque nuovi Ambasciatori di Pace da parte di UPF. Gli attestati sono stati consegnati da Carlo Chierico e Carlo Zonato a : Francesca Radaelli (giornalista), Antonio D’Ovidio (coordinatore sportivo del Mamma Rita) Antonio Lisca (coordinatore dirigenti Progetto Yaka Volley), Dalia Saad e all’intera squadra de I Patrini.

Al termine era palpabile l'emozione vissuta dal numerosissimo pubblico presente, che ha contribuito a rendere positivo e proficuo il convegno. Lo Sport è di tutti e tutti devono avere il diritto di fare sport. Per dare a tutti questa opportunità è necessario lavorare insieme, mettendosi in gioco per un obiettivo comune.   Luca Giovannoni

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Sport e diritti umani PDF Stampa E-mail
Sport e diritti umani: questo il tema del convegno che si terrà sabato 26 novembre dalle 9.30 alle 13.00 presso la Sala E dell’Urban Center Binario 7 a Monza. Lo scopo dell’incontro, a più voci e aperto al pubblico, sarà quello di riflettere sull’interazione tra sport e diritti umani, e sull’efficacia dello sport per parlare di etica e valori ai giovani, di cui molti, di diverse nazionalità, saranno presenti nell'occasione, portando anche esempi concreti di buone pratiche.
Uno degli esempi che verrà portato sarà quello del Trofeo della Pace, giunto quest’anno all’undicesima edizione, che ha visto la partecipazione di oltre 150 giovani, di cui una parte profughi e richiedenti asilo, impegnati nei tornei interetnici di calcio maschile e pallavolo femminile, con alcune brevi ma significative testimonianze che ascolteremo dalla viva voce dei giovani protagonisti.
Il sottoscritto Carlo Chierico ne sarà il conduttore, insieme a Silvano Appiani, consigliere delegato allo sport, mentre è prevista la presenza anche del Sindaco di Monza Roberto Scanagatti. Ospite speciale e prima relatrice sarà la senatrice Josefa Idem, campionessa olimpica e già Ministra per lo Sport. Avremo inoltre il piacere di ospitare, tra gli altri, una folta rappresentanza della squadra de I Patrini, vincitori del campionato nazionale di baseball per ciechi; Dino Dolci, ex assessore allo sport e già vice presidente Associazione Italiana Allenatori Calcio; Alexander Djomo Wafo, ex calciatore della nazionale del Camerun a Italia 90; Anna Maria Mazzetti, triatleta professionista, campionessa italiana e partecipante alle Olimpiadi di Londra 2012; Alessandra Borgonovo, vice presidente della Lega Pro e presidente della Fondazione Stefano Borgonovo; Enrico Radaelli, presidente del Comitato Monza Brianza del CONI, Paolo Della Tommasa, presidente regionale della UISP; la giornalista Arianna Monticelli de “Il Cittadino”; Antonio D’Ovidio, educatore sportivo del Centro Mamma Rita; Antonio Lisca, coordinatore dirigenti Progetto Yaka Volley; Paolo Piffer, consigliere comunale a Monza; Carlo Zonato, presidente UPF Italia.
Per l’occasione sarà disponibile il nuovo numero della rivista Voci di Pace, dedicato proprio allo sport come strumento di pace, e la pubblicazione dedicata al Trofeo della Pace 2016, con testi, articoli, testimonianze e molte foto dei tornei interetnici di quest’anno. All’evento hanno dato l’adesione il CONI, la UISP, il Comune e la Casa delle Culture di Monza, la Provincia di Monza Brianza e la Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo.
Siete tutti invitati a partecipare, entrata libera fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per info: Carlo Chierico, tel. 3930077700 mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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Torneo interetnico di pallavolo femminile: quinta edizione. PDF Stampa E-mail

Sport e amicizia, energia e allegria. Tanta voglia di  partecipare e, perché no, di vincere. Questi gli ingredienti del  torneo interetnico di pallavolo femminile che è andato in scena nel pomeriggio di domenica 25 settembre  nella palestra della scuola media Zucchi di Monza. La manifestazione, che si è svolta grazie alla collaborazione dell’associazione La Baita, ha rappresentato il momento conclusivo dell’undicesima edizione del Trofeo della Pace, iniziativa organizzata dalla UPF Universal Peace Federation di Monza con il sostegno del Comune, e che nello scorso mese di giugno ha visto scendere in campo allo stadio Sada le squadre multietniche protagoniste del combattutissimo torneo di calcio a sette.

E domenica scorsa, dai campi di calcio, la palla è passata al volley, ossia alle donne e alle ragazze delle sei squadre che si sono sfidate nel corso di un lungo pomeriggio sportivo a suon di battute, palleggi e schiacciate. Squadre diversissime tra loro, per livello agonistico, per età e per realtà di provenienza. Perché una squadra di pallavolo può formarsi all’interno di una società sportiva, come per le giovani e fortissime giocatrici della Stella Azzurra, che da Malnate in provincia di Varese sono arrivate a Monza in una trasferta organizzata apposta per il torneo, accompagnate da genitori-tifosi non meno entusiasti di loro.

Ma anche dentro una comunità religiosa può nascere una squadra unita e compatta, come quella delle giovani musulmane del Centro Islamico , che oltre alla fede hanno voluto condividere anche la pratica sportiva. Una squadra affiatatissima può scaturire da un gruppo di mamme che scelgono di condividere, per i loro allenamenti, la sera più bella della settimana, ringraziando Dio che finalmente è arrivato il venerdì, che proprio per questo scelgono di chiamarsi TGIF, acronimo per Thank’s God Is Friday e che – non poteva essere altrimenti – sono accompagnate e supportate durante le partite dal tifo di mariti e figli.

Il gioco di squadra può nascere dall’amicizia e dalla voglia di divertirsi di giovani ragazze che si allenano nella palestra di un oratorio, come le giocatrici del GSO Regina Pacis, così come dall’affiatamento di donne più grandi ma non meno agguerrite, come le bravissime ragazze del Rede Volley , protagoniste di una splendida performance.  Infine, si può far parte della stessa squadra anche se si hanno nazionalità e tratti somatici differenti le une dalle altre, come dimostrano ancora una volta le giocatrici della Upf Sport for Peace.

È bello vedere tante realtà diverse unite dal gioco sportivo, manifestare la medesima voglia di saltare e tuffarsi a prendere la palla, la stessa gioia nell’esultare e la stessa forza nell’incoraggiarsi a vicenda. I gesti, i sorrisi e le parole che ci si scambia in  campo tra compagne di squadra sono esattamente gli stessi e mentre  si gioca sembra contare ben poco il fatto che si porti o meno un velo in testa – o che lo indossino le avversarie – , che si abbiano tratti somatici differenti o che si parli una lingua diversa rispetto alle avversarie. All’improvviso, e come per magia, sotto rete muore ogni pregiudizio, ogni diffidenza, ogni sguardo sospettoso verso chi è diverso. Si può partire dallo sport per costruire un mondo di pace: ne sono convinti gli organizzatori del Trofeo della Pace, da Carlo Chierico, presidente UPF Monza, fino alle autorità cittadine.

 “Lo sport si conferma ancora una volta uno strumento di unione e integrazione importantissimo a livello sociale”, sottolinea Silvano Appiani, consigliere delegato allo sport del comune di Monza, presente all’evento. “A volte sembra tanto difficile capirsi tra persone che parlano lingue diverse o praticano religioni differenti, eppure tutti quanti capiscono il linguaggio e le regole dello sport. Lo sport per sua natura non esclude nessuno e manifestazioni come questa non fanno che confermarlo. Il Trofeo della Pace che si conclude oggi, e che l‘amministrazione comunale è stata lieta di promuovere e supportare, è stato un grande successo e ha saputo coinvolgere tante persone e tante realtà di Monza. La città ha bisogno di queste manifestazioni”.

Gli fanno eco le parole di Laura Morasso, consigliere delegato alla Casa delle Culture, a cui è andato il compito di premiare le squadre vincitrici del torneo: “La Casa delle Culture non poteva che dare pieno sostegno al Trofeo della Pace, una manifestazione che ha il grande merito di coniugare i valori dello sport ai valori interculturali”, sottolinea Laura Morasso. “Oggi pomeriggio vedo, dentro e fuori dal campo, lo stesso grande entusiasmo che ho visto a giugno tra i ragazzi che hanno disputato il torneo interetnico di calcio. Si tratta di occasioni importantissime per facilitare il contatto e l’avvicinamento tra realtà culturali diverse presenti in città. Bisognerebbe offrirne di più”. Ma alla fine chi ha vinto? Questi i risultati delle partite disputate:

Rede Volley – TGIF 2 – 0 (15-7 / 15-9)                              UPF – Stella Azzurra 0-2 (5-15 / 8-15)

TGIF – Centro Islamico 2-0 (15-8 / 15-6)                            Stella Azzurra – GSO Regina Pacis 2-0 (15-10 / 15-10)

Rede Volley – Centro Islamico 2-0 (15-8 /15-6)                  UPF – GSO Regina 0-2 (5-15 / 3-15)

Al termine della fase a gironi si è dunque disputata la finale, combattutissima e di ottimo livello agonistico, tra Rede Volley e Stella Azzurra. A prevalere alla fine è stata quest’ultima squadra, anche se le ragazze del Rede Volley hanno dato parecchio filo da torcere alle avversarie, aggiudicandosi il primo set per 15 -9, ma venendo sconfitte nei due set successivi, per 7-15 e 12-15. Ad alzare la coppa sono quindi le pallavoliste in divisa blu-azzurra, protagoniste nel corso del torneo di diverse giocate di ottimo livello. Seconda classificata Rede Volley, sul terzo gradino del podio GSO Regina Pacis, quindi TGIF in quarta posizione, UPF in quinta e centro Islamico in sesta.

Sempre alla squadra vincitrice appartengono le due ragazze premiate come migliori giocatrici del torneo: Chiarina Luna e Martina. Ma non sono state le uniche ad essere premiate: “Vogliamo consegnare un premio speciale”, ha infatti annunciato Carlo Chierico, presidente della UPF Monza e organizzatore dell’intero Trofeo della Pace. “Per premiare l’entusiasmo e la disponibilità di una ragazza giovanissima che ha creduto nello spirito del torneo e ci ha aiutato molto”. La ragazza si chiama Dalia, è egiziana e gioca nella GSO  Regina Pacis. A lei viene consegnata la maglietta del Sermig (Servizio missionario giovani) di Torino. Lei la mostra orgogliosa al pubblico. La scritta ‘Pace’ si staglia sopra tutte le bandiere del mondo e, girando la maglietta, si può leggere una frase che ben rappresenta lo spirito del torneo appena concluso: “Voglio la pace, non solo per me”.    Francesca Radaelli

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Non solo sport, mercoledì 21 settembre veglia per la pace a Monza PDF Stampa E-mail

Mercoledì 21 settembre dalle 20.45 alle 22.00 circa - all'aperto davanti al palazzo del Municipio di Monza - si terrà la dodicesima edizione della Veglia interreligiosa di preghiera per la pace nel mondo, promossa dalla UPF e dalla Federazione delle Donne per la Pace insieme ad altre associazioni, con l'adesione e il sostegno del Comune e della Provincia di Monza Brianza.

In occasione della Giornata Internazionale per la Pace, indetta ufficialmente dalle Nazioni Unite per il 21 settembre di ogni anno, seguendo l'invito dell'ONU a celebrare in ogni modo questa giornata, esponenti delle varie fedi e comunità offriranno una preghiera o una riflessione a sostegno spirituale della pace e per la risoluzione dei conflitti.

Questa veglia interreligiosa riveste un grande significato come momento condiviso tra persone di diverse religioni, nazionalità, culture e tradizioni, che si ritrovano insieme all'aperto - in un luogo simbolico e laico come la piazza del Municipio - per richiamare la fondamentale tematica della pace. L'evento, di grande fascino, è andato crescendo negli anni, riscuotendo un sempre maggiore riscontro nella comunità cittadina e nei mass media.

Per info: Carlo Chierico, Presidente UPF Universal Peace Federation - Monza Brianza, mail  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. tel. 3930077700

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Trofeo della Pace: vince lo sport che unisce PDF Stampa E-mail

Alla fine ha vinto ancora una volta lo sport, quello migliore. E non stiamo parlando di Italia – Spagna. Domenica 26 giugno, infatti, proprio alla vigilia della partita della nazionale italiana agli Europei di Francia, a Monza si è svolta la giornata conclusiva del Trofeo della Pace, che ha visto scendere sul campo dello stadio Sada ben otto formazioni, in gran parte multietniche, per un pomeriggio all’insegna della competizione agonistica e dell’interazione-integrazione tra persone di etnie diverse, nello spirito con cui la UPF di Monza da 11 anni a questa parte organizza la manifestazione, insieme alla sezione monzese della Uisp-Unione italiana sport per tutti, con il sostegno del Comune di Monza e la collaborazione delle società sportive Juvenilia e Fiammamonza.

Il pomeriggio si è aperto con la Freedom Cup, nel corso della quale si sono affrontate la Squadra dei Colori, costituita dai ragazzi dei quartieri monzesi Cederna e Regina Pacis, e due formazioni composte da profughi – per lo più provenienti dal continente africano – ospitati nel Centro Spallanzani di Monza: lo Spallanzani United e gli All Stars Refugees. Sono stati questi ultimi ad aggiudicarsi la vittoria finale e la Coppa della Libertà. “Quest’anno la Freedom Cup è dedicata ai profughi del centro di accoglienza di Monza, molti dei quali in transito sul nostro territorio, ai quali auguriamo di vedere realizzata una libertà speciale. Quella di vivere in un paese migliore rispetto a quello da cui fuggono”,  ha sottolineato Carlo Chierico, presidente della UPF di Monza e organizzatore della manifestazione.

I successivi tre incontri, giocati con entusiasmo e grande agonismo sotto un caldissimo sole estivo, hanno poi delineato la classifica finale del torneo interetnico di calcio a sette iniziato ai primi di giugno e protrattosi per le domeniche successive. E’ stata davvero una sfida all’ultimo goal, il punteggio finale è rimasto incerto sino alla fine, e non è certo mancato il tifo dei supporter delle diverse formazioni, che hanno reso gli spalti più affollati e animati del previsto. Dopo un derby in piena regola, quello tra CPIA Monza e Real Monza 2016, entrambe formate da studenti di italiano del Centro Provinciale Istruzione Adulti di Monza, concluso con la vittoria della prima squadra, la UPF Sport for Peace ha sconfitto il CMR 50, squadra formata dai ragazzi del Centro Mamma Rita di Monza. Il pareggio finale (1-1) tra CPIA Monza e Mutàr, squadra organizzat dall’omonima associazione di Brugherio, ha decretato il primo posto della UPF Sport for Peace, che si è aggiudicata il Trofeo della Pace, con 7 punti. A seguire, seconda la CMR 50, in vantaggio per differenza reti rispetto al Real Monza, classificata terza, quindi Mutar al quarto posto e CPIA Monza al quinto. Al termine delle partite i giocatori sono stati premiati con coppe, medaglie e diversi gadget (magliette, calzettoni, confezioni di shampoo …) dalle autorità presenti.

Alla fine di un pomeriggio tanto intenso rimangono negli occhi soprattutto i sorrisi stanchi di chi ha dato tutto in campo e l’immagine di tutti partecipanti abbracciati nella foto di gruppo finale. Maglie di colori diversi li hanno resi avversari per un pomeriggio. Il colore della pelle e i lineamenti del volto rendono molti di loro ‘diversi’ ogni giorno, agli occhi di molti, come una divisa impossibile da togliere. Alcuni di loro sono di passaggio – i profughi dello Spallanzani – ma tutti si trovano a convivere sullo stesso territorio, almeno per un periodo. Proprio come per un pomeriggio ci si può trovare a condividere lo spazio rettangolare di un campo di calcio. Non tutti parlano italiano e tra di loro magari fanno fatica a capirsi. Ma in campo, da quello che si è visto, si sono capiti benissimo e hanno regalato al loro pubblico una bellissima domenica di sport. E dentro ai sorrisi che ora si spalancano in mezzo a volti così diversi, in fondo c’è la stessa allegria.   Francesca Radaelli (dal giornale online "il dialogo di Monza").

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