Home 2014 Esperienza nel carcere di San Vittore
Esperienza nel carcere di San Vittore PDF Stampa E-mail

Sabato si è tenuta un'edizione speciale del Trofeo della Pace: un mini torneo all'interno della casa circondariale di San Vittore a Milano, di seguito le impressioni di Fabio, uno dei partecipanti. Naturalmente all'interno non abbiamo potuto fare fotografie, così ne pubblichiamo una scattata davanti al carcere. Un grazie speciale alla direzione e alle educatrici di San Vittore, che hanno condiviso il progetto di tenere tornei di pallavolo femminile e calcetto con i detenuti, e all'Associazione Progetto Liberazione in Carcere, che ha collaborato con noi della UPF.

"Sicuramente ero abbastanza emozionato, un po' per il fatto di entrare direttamente in questo grande carcere, che ho visto molte volte dall'esterno, transitando su quella strada, e poi per la possibilità di incontrare dei detenuti. Devo ammettere che con la mia mente pragmatica tendo sempre ad essere molto severo con chi commette dei crimini, in certi casi dico che bisognerebbe metterli dentro, e buttare via la chiave. Rimango comunque dell'idea della necessità di una pena detentiva, possibilmente a scopo rieducativo.

Venendo comunque alla nostra esperienza, ci siamo ritrovati fuori dall'ingresso, in totale eravamo 13, inclusi Carlo e sua figlia Elena, che aveva già partecipato alla partita di pallavolo femminile, c'erano altri 2 membri della UPF di Monza, Franco e Mauro, 2 giovani musulmani impegnati nel volontariato dell'associazione GMI di Milano, Alex, un italiano buddista che offre programmi di meditazioni in varie carceri italiane (attraverso di lui siamo potuti entrare a San Vittore), e 5 ragazzi della squadra dell'oratorio di mio figlio maggiore, Godwin, incluso lui ovviamente.

Tutti pronti, quindi puntuali alle 10 siamo entrati, e oltre all'impatto iniziale di entrare in questo luogo, di palpabile sofferenza, e passare attraverso tutti i cancelli, inferriate, controlli personali, e più in là i corridoi con le celle, ecc., ho percepito man mano il senso di una Comunità, dove detenuti e personale di sorveglianza sono comunque abituati a convivere, e continuamente si scambiano dialoghi, battute, compiti da eseguire... con quel filo di armonia e affetto che rendeva il tutto più sereno.

Ci saranno sicuramente anche situazioni ben più drammatiche, ma al momento questo era ciò che si presentava davanti a me. Nel percorso interno alle volte si dovevano scendere scalette e fermarsi alle solite inferriate, attendendo l'arrivo delle guardie di turno; sembrava di essere all'interno di un enorme castello medioevale. Infine siamo arrivati allo spogliatoio dove ci siamo cambiati insieme ai detenuti, e siamo usciti su questo campetto, circondato da alte mura.

E' stato molto bello giocare con la loro squadra, bravi tecnicamente, ma anche e soprattutto incredibilmente corretti e sportivi. La partita principale, detenuti – giovani dell'oratorio, in sé è stata molto equilibrata, i nostri ragazzi hanno vinto di misura per 8 a 7. Poi c'era la 3^ squadra diciamo mista, giocavo anch'io, i 2 giovani musulmani, Alessandro e Franco, e questa nostra squadra un po' impreparata ha dovuto affrontare i ragazzi dell'oratorio che ci hanno rifilato un pesante 8 a 1 (parlo di ragazzi ma sono giovani di 20-21 anni, per entrare in carcere bisogna essere maggiorenni).

Infine la 3^ partita era ancora con i detenuti, e un misto della nostra squadra UPF, con il supporto di 2 giovani della squadra di mio figlio, che hanno rinforzato le nostre fila, permettendoci di arrivare a 3 minuti dalla fine con 1 solo goal di svantaggio, ma il finale è andato poi nettamente a loro favore. Ma almeno è stata una partita equilibrata, ci siamo divertiti, e abbiamo impegnato a fondo la squadra dei detenuti. Da dire che l'unico fallo plateale l'ho commesso io, sul centravanti dei detenuti che quando prendeva la palla era impossibile portargliela via. Loro invece hanno sempre giocato con correttezza e gentilezza encomiabili.

Tornati all'interno, c'è stata la premiazione, con tutti i ringraziamenti del caso, e il rinfresco, poi 10 minuti di convivialità con la squadra di casa, un'atmosfera molto familiare, infine con il tempo ormai scaduto, ci hanno riportato fuori. I nostri 5 ragazzi sono rimontati sulle loro biciclette, e via a casa. Oltre al bel ricordo della mattinata in carcere, ho provato veramente un sincero affetto per le persone detenute, un paio di loro li avevo davvero abbracciati forte al termine della partita, e una bella lezione a carico della mia mente pragmatica!

L'altra cosa che mi ha fatto tanto piacere è stata quando mio figlio Godwin mi ha riferito che i suoi compagni, che conosco e seguo da ormai 10 anni, gli avevano detto che erano stati molto contenti dell'esperienza. Per me è stato come avere lì 5 figli miei, ed avergli fatto vivere una esperienza davvero speciale. Speriamo di ripetere il tutto, forse a settembre. Grazie ancora a Carlo e alla Universal Peace Federation".   Fabio Chionna.

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