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Diversità e integrazione su un campo di pallavolo. PDF Stampa E-mail

In occasione del Trofeo della Pace, organizzato dalla UPF di Monza, si è disputato il torneo interetnico di volley femminile. A scendere in campo, quattro squadre di donne differenti per età, nazionalità e approccio sportivo. E alla fine a vincere è stata la gioia di divertirsi. Senza barriere.

Un bel pomeriggio di sport al femminile. Fatto di sorrisi, colori, gioia di stare insieme e tanto divertimento. Si è svolto domenica 7 giugno, nella palestra della scuola media Zucchi di Monza, il torneo interetnico di pallavolo organizzato nell’ambito del Trofeo della Pace, la tradizionale manifestazione promossa dalla sezione di Monza della UPF, Universal Peace Federation, in collaborazione con la UISP, Unione Italiana Sport per Tutti, con il sostegno e il contributo del Comune di Monza. A scendere in campo le quattro squadre di Regina Pacis, Ascot Triante, UPF e TGIF, pronte a sfidarsi fino all’ultima schiacciata.

Lo sport come momento di aggregazione e divertimento, nello spirito di integrazione e inclusione che da sempre caratterizza gli incontri agonistici di un evento che quest’anno compie dieci anni. Uno spirito che, in un torrido pomeriggio di giugno, si è declinato tutto al femminile. Siamo all’indomani di un incontro sportivo – la finale calcistica di Champions League tra Barcellona e Juventus - che ha tenuto incollati al televisore proprio quei mariti e quei papà che ora sono a fare il tifo per le donne di famiglia. A scendere in campo, ora, è la pallavolo, ma soprattutto sono loro, le donne. Donne diverse per età innanzitutto, poi per nazionalità e religione. E, elemento non meno importante, per tipologia di approccio allo sport. Sono loro stesse a raccontarlo, e a raccontarsi, tra una partita e l’altra.

Le quattro squadre: volti e voci delle protagoniste. Grandi sorrisi contagiosi illuminano i volti delle giocatrici. Volti sui quali si leggono storie diverse, sorrisi e parole dietro cui si scorgono ora la vita frenetica di mamme sempre di corsa, ora le preoccupazioni - scolastiche e non - di ragazze appena entrate nell’adolescenza. Ma si legge anche, sui tanti volti dai tratti più riconoscibilmente ‘esotici’, la determinazione a imparare l’italiano senza perdere il ricordo della terra da cui si proviene, oppure, per le più giovani, la consapevolezza di avere dietro di sé e dentro di sé, nel proprio nome e nella lingua parlata dai propri genitori una ricchezza da difendere e preservare.

C'è Dalia, per esempio, che è giovanissima, egiziana, gioca con il velo e sarà eletta miglior giocatrice della giornata. Le ragazze della sua squadra, Regina Pacis, rigorosamente under 16, ora sono tutte prese dal pensiero delle vacanze in arrivo e degli esami di terza media. Per loro la pallavolo è una cosa seria, si allenano con costanza durante l’anno e partecipano con impegno ai campionati del Csi Milano: “Spesso perdiamo, ma qualche soddisfazione l’abbiamo ottenuta”, raccontano. “L’importante è non perdersi d’animo e continuare a migliorarsi”. Tutto nasce in un oratorio di Monza, la parrocchia Regina Pacis, una piccola realtà da cui è scaturita una società sportiva vera e propria: “Abbiamo un presidente, Agostino Baio, e un bel gruppo di cinque squadre e 68 atlete”, raccontano gli allenatori Marco e Gianni. E proprio a loro va la gratitudine delle ragazze: “Ci regalano il loro tempo”, dice Ilaria, una delle giocatrici, “sono persone meravigliose”.

Ci sono, per il secondo anno consecutivo, le mamme della TGIF, acronimo che sta per ‘Thank’s God Is Friday’. ‘Grazie a Dio è venerdì': l’ultimo giorno della settimana lavorativa, ma soprattutto il giorno degli allenamenti. Svolti proprio qui, nella palestra della scuola Zucchi. Sono loro le padrone di casa. “All’inizio trovare un posto per allenarci non è stato facile”, raccontano. “Ma non ci siamo scoraggiate. E abbiamo portato avanti l’idea di creare una squadra fatta di mamme”. Un’idea nata un po’ per gioco ma che ora, venerdì dopo venerdì, allenamento dopo allenamento, sta crescendo sempre più. “Quest’anno abbiamo cambiato allenatore e la cosa si sta facendo seria”, precisano, “ci stiamo impegnando per migliorare sempre di più. E, parallelamente, abbiamo dato vita a un torneo vero e proprio ,che si tiene a giugno proprio in questi spazi”. Insomma, hanno deciso di fare sul serio, in campo si muovono come professioniste e sembrano davvero molto determinate.

Punta tutto sull’energia – tanto da sfoggiare un bell’Energy stampato sulle divise – un altro gruppo di mamme, quelle dell’Ascot Triante. Per loro il giorno di allenamento è il mercoledì. “È la sera in cui ‘abbandoniamo’ a casa mariti e figli”, racconta Donatella, a cui sicuramente l’energia non manca. “Stacchiamo dalla nostra vita frenetica di mamme e scarichiamo tutte le tensioni e i problemi della settimana. Per noi lo sport è un’occasione per divertirci insieme, sfogarci un po’ e distrarci dalla routine quotidiana. Non certo una questione di vita e di morte”. E se le figlie di qualcuna di loro giocano nelle squadre giovanili dl Triante, l’approccio alla pallavolo di queste mamme è decisamente diverso: “Alcune di noi si sono accostate per la prima volta a questo sport solo nel momento in cui è partita la squadra e, alla fine dei nostri allenamenti, c’è spesso una bella fetta di torta per tutti. E, magari non lo dicono, però anche gli allenatori sono contenti”.

E non poteva mancare, tra le squadre partecipanti, quella dell’UPF, decisamente eterogenea, composta da ragazze di età e nazionalità differenti, dal Giappone alla Bolivia.. Atsumi, 18 anni, ha origini ghanesi e giapponesi, e vive da sempre a Bergamo. Norma, che abita a Rho, è boliviana. Albanesi sono Azbiela e Vera, che ha trent’anni e sta studiando l’italiano. Completano la formazione Emily, italo tedesca, e Ingrid, una veterana del torneo, con origini tedesche e ‘italo brasiliane’. “È la prima volta che giochiamo insieme”, raccontano a match ormai terminato. “Siamo partite un po’ in sordina, abbiamo avuto bisogno di un po’ di rodaggio in campo. Ma alla fine, piano piano, ci siamo unite, siamo diventate una vera squadra e siamo riuscite a rimontare e vincere l’ultima partita”.

Il sostegno del comune di Monza. “Il bello dello sport è che ha un valore universale, non esclude nessuno e, anzi, diventa un modo per unire le persone”, commenta Silvano Appiani, Consigliere Delegato allo Sport del Comune di Monza, che ha premiato le ragazze a fine giornata. “E iniziative come il Trofeo della Pace lo dimostrano, facendo del calcio e della pallavolo strumenti decisivi per promuovere i valori dell’amicizia e dell’integrazione tra persone che, diverse per cultura e nazionalità, si trovano a vivere insieme sullo stesso territorio”. A Monza ci sono 53 società sportive, 29 impianti e palestre e arrivano anche risultati importanti, come quelli ottenuti quest’anno non solo nel calcio ma anche nella pallanuoto. “È bello che proprio in questo scenario, la città faccia leva sullo sport per favorire accoglienza e integrazione. Per questo la giunta comunale, sin dal suo insediamento, non ha mai fatto mancare il proprio sostegno al Trofeo della Pace”.

E per Silvano Appiani la palestra di via Zucchi non è un luogo come gli altri: “In passato ho lavorato qui, come insegnante”, racconta. “E tornarci in occasioni come questa fa davvero molto piacere. Perché, in fondo, anche lo sport insegna e può insegnare tanto. Occorre valorizzare gli aspetti educativi legati alla pratica sportiva”. II Trofeo della Pace prova a farlo, grazie anche al prezioso sostegno del comitato brianzolo della UISP, l’Unione Italiana Sport Per Tutti e delle società sportive che mettono a disposizione i campi, Nel caso del torneo di pallavolo, la gratitudine della UPF Monza e Brianza e del suo presidente Carlo Chierico è tutta per Gianni Cantù, presidente dell’Associazione La Baita.

Diversità, spirito di squadra e tanto divertimento. Dopo il sorteggio e il fischio d’inizio, le partite si susseguono, tra battute, schiacciate e muri sotto rete. Ci si incoraggia, tra compagne di squadra. Se la palla cade a terra, non ci si perde d’animo, si è sempre pronte a ripartire, a tuffarsi e a saltare. Ad ogni punto segnato ci si riunisce al centro del proprio campo, per esultare insieme. Un movimento che le giocatrici compiono all’unisono, con grazia tutta femminile. Un movimento bellissimo da vedere, soprattutto quando le compagne di squadra hanno la pelle di colore diverso. Un movimento che rappresenta alla perfezione lo spirito del torneo.

E se la UPF è la squadra eterogenea e multietnica per eccellenza, quella chiamata a diventare realmente ‘squadra’ nel momento in cui scende in campo, è impossibile non notare che Egitto e Iran sono ben rappresentati anche all’interno del team delle giovanissime del Regina Pacis. “Anche noi siamo multietniche, io sono calabrese”, scherza poi una delle mamme della Ascot.

Volti, lingue, inflessioni, età differenti si mescolano sotto rete. Ci si accorge che la diversità è dappertutto, anche all’interno della propria squadra, anche tra quelle sei persone che, ad ogni punto fatto, si uniscono nel centro del campo per esultare. È solo che, a un certo punto, si diventa una squadra. E ci si dimentica di essere tanto diverse. A fine giornata a gioire per la vittoria sono le giovanissime del Regina Pacis, seconde le mamme TGIF, terze le ragazze UPF, quarte le mamme di Ascot. Ma a vincere davvero, in fondo, è stata la gioia di divertirsi, insieme. E senza barriere.   Francesca Radaelli.

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