Una giornata insieme per lo sport e la pace Stampa

Sicuramente lo sport può fare davvero molto per aiutarci a scoprire i valori di popoli e nazioni differenti: la storia insegna. Ho vissuto una giornata del Trofeo della Pace, al campo Ambrosini di Monza e con questo scritto desidero esprimere le sensazioni provate "sul campo".

Per me sono stati momenti intensi e preziosi: figli dello stesso Padre, ma diversi per molti aspetti, hanno condiviso sentimenti ed emozioni attraverso lo sport, mi riferisco al pomeriggio di domenica 18 aprile, quando in una giornata davvero speciale le squadre di Marocco, Burkina, Tibet, Italia, Senegal e Siria si sono unite, giocando a pallone, in un coro di sportività incredibile: pochi falli, nessun cartellino giallo, grande rispetto dell'avversario, questo è il torneo interetnico organizzato dalla UPF di Monza.

Tanto entusiasmo e gioia di condivisione, pur nell'orgoglio di rappresentare la propria nazione, come ben manifestato dai giocatori della Siria, alla loro prima partecipazione al torneo eppure hanno dato segni tangibili di essere una comunità forte ma rispettosa e attenta alle regole, soprattutto quelle non scritte: non solo dal gioco ma anche dal cuore è nata la loro vittoria calcistica, sostenuta da applausi anche degli avversari, certo il segno tangibile che il torneo non riscuote solo consenso di numeri ma soprattutto di partecipazione vera e genuina.

La giornata è stata ricca di scambi costruttivi, di una interculturalità che se fosse applicata nella vita di tutti i giorni sarebbe capace di reggere le sfide future, dove anche le sconfitte sono vissute con il desiderio di riprovare a vincere al prossimo turno.

Per la cronaca, anche chi ha arbitrato ha dato sostegno sincero al rispetto del regolamento e con simpatia ha usato saggezza nelle decisioni più difficili e credo di poter sostenere che tutti i presenti a questa giornata, sia i giocatori protagonisti che gli spettatori interessati, oltre a divertirsi l'hanno vissuta con intensa partecipazione ed anche un po' di commozione quando l'arbitro ha fischiato la fine dell'ultima partita.

Franco Bolandini

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