I valori e l'etica nello sport Stampa

Abbiamo sempre parlato dei valori positivi che lo sport può rappresentare e di come il Trofeo della Pace si prefigga di esserne piena e libera espressione. Anzi ne approfittiamo per invitare i visitatori di questo sito a scriverci in merito, tramite il link "contatti" e anticipiamo che stiamo organizzando una serata proprio per confrontarci, insieme ad ospiti autorevoli e sportivi professionisti, sul tema: i valori e l'etica nello sport.

Purtroppo però domenica 30 maggio non tutto è andato bene nel nostro torneo interetnico, ma prima di parlare delle cose negative, che peraltro riguardano una partita su circa trenta giocate, diamo precedenza a quelle positive, perché così ci sembra giusto anche se non vogliamo certo minimizzare quello che è successo, d'altronde qualcuno dice che il calcio è una metafora della vita.

Allora, tre delle quattro partite dei quarti di finali sono state all'altezza delle aspettative, sia per il gioco espresso dai contendenti che per il comportamento, in campo dei protagonisti e fuori dei tifosi, anzi un particolare apprezzamento lo rivolgiamo ai giovani sostenitori, molto numerosi, della squadra del Burkina Senegal, che fino alla fine hanno sostenuto ed incoraggiato i propri beniamini, nonostante il risultato sia sempre stato nettamente a favore della Romania, che ha vinto meritatamente per 7 a 3, permettendosi solo una serie di cori coloriti, ma simpatici ed ironici nei confronti dei propri giocatori: un bell'esempio per tutti, grazie ragazzi!

La prima partita era finita con la vittoria, pure questa per 7 a 3, dei campioni in carica dell'Egitto N. A. nei confronti dei giovanissimi dell'Ecuador 2, che erano partiti benissimo, conducevano 2 a 0 nei primi minuti e comunque hanno giocato bene e reso la sfida incerta fino quasi alla fine, quando rimasti con un giocatore in meno (per un fallo di mano in area tanto netto quanto ingenuo) hanno subito la prevalenza degli egiziani. E comunque anche il pubblico sudamericano si è fatto notare per il caldissimo quanto corretto sostegno ai propri beniamini, tenendo conto che tra i tifosi c'erano genitori e fidanzate dei giocatori dell'Ecuador, quindi anche a loro va il nostro ringraziamento, e speriamo possano essere tutti presenti alla festa finale del 13 giugno allo stadio Brianteo di Monza.

Poi si era giocata la partita più attesa, il derby tra le 2 squadre del Marocco, e infatti la partita non ha certo deluso le aspettative anzi è stata incertissima fino alla fine, ben giocata agonisticamente e tecnicamente, forse la più bella tra quelle viste fin'ora. Il Marocco 1, che gioca con la maglia del Centro Islamico di Monza, ha partecipato a tutte le edizioni di questo torneo intertnico e quest'anno sembrava, per il gioco espresso, candidato sicuro alla finalissima. Anche in questa partita aveva espresso una netta superiorità tecnica ma il portiere del Marocco 2 si è dimostrato quasi insuperabile e nel calcio a 7 il portiere è spesso decisivo. Comunque il risultato, a pochi minuti dalla fine, era 3 a 1 in favore del Marocco 1 quando prima un loro giocatore si faceva espellere per un inutile fallo e poi subiva l'assalto finale degli avversari, mai domi, che pareggiavano allo scadere del tempo con una rete del ...portiere! Si rendevano necessari i calci di rigori che decretavano la vittoria del Marocco 2 e l'ennesima delusione degli amici del Centro Islamico, ma ci sarà un'altra occasione anche per loro.

E adesso ci tocca parlare della partita Benin-Siria, lo facciamo con molta amarezza ed anche un po' di sconforto (in questi casi ci chiediamo sempre se abbiamo sbagliato qualcosa noi organizzatori ed il sottoscritto che si firma si prende tutte le responsabilità del caso). Una partita qualsiasi si è trasformata in qualcosa che non ci aspettavamo e non avevamo mai visto direttamente: vai a capire chi ha iniziato, sta di fatto che tutti i contendenti hanno cominciato a lamentarsi in maniera vistosa con l'arbitro, persona di esperienza e provata capacità che però può sbagliare come tutti, e a praticare un gioco talmente duro e scorretto da far impallidire anche i frequentatori del peggior campo di football di Caracas (con tutto il rispetto per questo Paese, adesso che il peggio è passato consentiteci l'ironia).

Il fondo però lo hanno toccato gli accompagnatori di entrambe le squadre che, verso la fine di una partita davvero tribolata che però nonostante tutto si avviava alla conclusione, invece di calmare i propri giocatori, hanno deciso di andare a gridare in gruppo sotto il naso dell'arbitro, invadendo il campo e cercando di ottenere non si sa cosa, se non una enorme confusione e un parapiglia generale. Fortunatamente, a parte le aggressioni verbali e qualche spintone, non si è arrivati allo scontro fisico, ma questo si chiama Trofeo della Pace! Solo grazie al supporto di alcuni giocatori delle squadre precedenti, che si erano fermati ai bordi del campo, ringraziamo soprattutto gli egiziani per l'energico aiuto, siamo riusciti a riportare la calma, far uscire i facinorosi dal campo, e quindi l'arbitro ha potuto far riprendere la partita, terminata con il risultato di 3 a 2 a favore del Benin, che ci interessa davvero ben poco.

A norma di regolamento, avremmo potuto anche squalificare la squadra del Benin, impedendole di giocare la semifinale, mentre la Siria è già fuori, ma il Comitato Organizzatore ha deciso di omologare il risultato del campo perché non è certo nello spirito del torneo punire e di fronte alle sentite scuse, che ci sono pervenute da parte di Georges Adjien, Presidente dell'Associazione del Benin, a nome suo e di tutta la squadra, contiamo sul fatto che possano dimostrare sul campo e non solo a parole, che si siano davvero resi conto di aver sbagliato e quindi concediamo loro volentieri un'altra possibilità. Lo stesso contiamo di poter fare con gli amici della Siria, anzi li invitiamo vivamente a venire a scusarsi e a riconciliarsi con i giocatori del Benin, già domenica 6 giugno se vorranno oppure la domenica successiva.

Per noi della UPF/Universal Peace Federation non è difficile dimenticare gli errori e riprendere insieme il percorso, lo facciamo a livelli ben più importanti di un torneo di calcio, ad esempio con il progetto MEPI siamo impegnati direttamente a favorire la pace in Medio Oriente, soprattutto tra israeliani e palestinesi partendo da un punto fermo: non ci potrà mai essere una vera pace senza il perdono reciproco e la riconciliazione, troppe sono state le vittime, da una parte e dall'altra, ma questo è un altro discorso, da riprendere in separata sede con gli interessati.

Intanto diamo appuntamento agli appassionati per le semifinali, che si terranno domenica 6 giugno a partire dalle ore 16,00 presso il Centro Sportivo Ambrosini in via Solferino a Monza.    Carlo Chierico